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PREFAZIONE                                                                   7


          6·1. Giorgio Parisi: "La statistica di Fermi" [6]. - Questa nota inizia con una limpida
       presentazione dei concetti generali di probabilità e di statistica per le particelle elemen-
       tari. In alcuni aspetti essa è pronta per una lezione agli studenti dell'ultimo anno di
       Liceo, per semplicità chiarezza e metodo di esposizione. Successivamente egli sviluppa
       una sottile analisi critica sulle statistiche di Bose per i fotoni, e sulla interpretazione
       di Einstein. Quanto alla statistica di Fermi, Parisi riconosce la prontezza e la priorità
       di Enrico Fermi nella statistica che porta il nome di Fermi-Dirac, Egli applicò imme-
       diatamente il Principio di esclusione enunciato da Pauli (un principio, ricorda Parisi, al
       quale Fermi era arrivato molto vicino) nel suo lavoro sulla quantizzazione del gas per-
       fetto monoatomico (febbraio 1926). Ma Parisi riconosce anche, con una analisi precisa,
       il contributo chiarificatore di Dirac (agosto 1926), che ritrova la statistica di Fermi, e
       distingue tra funzioni d'onda simmetriche ed antisimmetriche.
          Voglio ricordare qui il pensiero di Franco Rasetti nei suoi commenti in questo lavoro
       di Fermi su Note e Memorie (FNM), a pago 178.
          "Non appena Fermi lesse l'articolo di Pauli sul principio di esclusione, egli si rese
       conto di possedere gli elementi per una teoria di un gas ideale che potesse soddisfare il
       principio di Nernst allo zero assoluto e dare le corrette formule di Sackur- Tetrode per il
       valore assoluto dell'entropia nel limite di bassa densità e di alta temperatura." Questo
       commento piuttosto lungo di Rasetti, riporta anche gli interventi di Fermi alla conferenza
       di Como.
          Permettetemi di sottolineare anche in questa vicenda, come Parisi mette in evidenza,
       la severa reciproca attenzione critica tra grandi scienziati di qualità diverse, per chia-
       rire finalmente in modo fondamentale e forse per sempre le statistiche delle particelle
       elementari, e per porre le basi essenziali della nuova meccanica quantistica.
          Quegli anni 1926-1930 sono estremamente intensi e fruttuosi per Enrico Fermi. Egli,
       dice Parisi, "non si interessa direttamente delle applicazione della sua teoria, sulla quale
       lavoreranno generazioni di fisici, e rivolge i suoi interessi verso quella che era in quel
       momento la nuova frontiera della fisica teorica, l'elettro dinamica quantistica, con tutti
       i problemi connessi all'emissione ed all'assorbimento dei fotoni. E scrive una serie di
       magistrali lavori ammirati da tutti per l'estrema chiarezza".

          6·2. Marcello Cini [6]. - Questo ci porta alla nota di Marcello Cini "Fermi e l'elettro-
       dinamica quantistica." Le prime pagine del suo articolo spiegano la posizione di Fermi
       a Gòttingen, un po' in ombra rispetto alla rivoluzione in atto ad opera di Heisenberg,
       Pauli, Jordan. Da questa ombra uscirà poi, con quelle "zampate da leone" che sono,
       nel 1926-1927, la sua statistica e l'atomo di Thomas-Fermi, per non parlare ancora della
       sua opera teorica massima "Tentativo di una teoria dell'emissione dei raggi beta". Ma
       il lavoro intenso ed enorme di sintesi e chiarimento sulla elettrodinamica quantistica che
       Cini ci racconta, è quello che ha permesso a Fermi di arrivare con lucidità folgorante alla
       spiegazione della radioattività beta ed alla apertura di una nuova teoria dei campi.
          I successi della meccanica delle matrici, e quindi della meccanica ondulatoria di
       Schrödìnger, suscitarono presto un grande entusiamo, ma, come Cini ci ricorda, "la
       situazione era assai differente per quanto riguardava la soluzione dei problemi che
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